Big Data – Il ruolo dei Data Scientists

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Siamo ormai entrati nella terza era informatica, la così detta “cognitive computing age”, in cui tutto deve essere analizzato, poiché ciò che non viene analizzato viene perso, e si sa che le informazioni sono fondamentali.

Questo vale anche e soprattutto in ambito economico.

Ciò che realmente sta cambiando nell’economia mondiale è la modalità con cui le informazioni vengono reperite e rielaborate; sempre più spesso si sente parlare di big data, in realtà molti consumatori non sanno esattamente cosa siano e come vengano usati dalle aziende. In primis, va chiarito che il termine big data si riferisce all’insieme delle tecniche di analisi di dati, ovvero la capacità di estrapolare e mettere in relazione un’enorme quantità di dati eterogenei per scoprire legami tra fenomeni che sembravano apparentemente diversi. Un esempio può far comprendere meglio i meccanismi che si celano dietro i big data: questa tipologia di analisi viene utilizzata da Netflix per proporre contenuti in base agli interessi di un cliente che non sono stati esplicitamente dichiarati. La capacità, dunque, di incrociare i dati in possesso provenienti da molteplici fonti, rappresenta un importante punto di forza per ogni tipo di azienda. Ecco quindi che nascono nuove categorie di lavoratori, i così detti “data scientist”, ovvero persone in grado di analizzare i dati. Questa analisi sta diventando uno strumento sempre più importante per l’abbattimento di costi operativi, per ridurre il lead time, customizzare il prodotto e soprattutto per migliorare advertising ed e-Commerce. In altre parole permettono di potenziare il customer engagement e sviluppare nuove opportunità.

Tuttavia, per essere in grado di catturare il potenziale dell’enorme quantità di dati disponibili e saperli comprendere, servono competenze molto specifiche; per rispondere a questa nuova tendenza anche gli Atenei italiani stanno estendendo a questo settore l’offerta formativa, seppure in ritardo rispetto ai più importanti Atenei europei.

Il settore analytics in Italia è in una fase di pieno sviluppo, nonostante il leggero ritardo rispetto al resto dell’Europa: basti pensare che, nel 2016, solo il 30% delle imprese italiane di grandi dimensioni avevano messo sotto contratto un data scientist.
I dati fanno sperare che anche l’Italia si allinei con gli altri paesi dell’EU in cui l’analisi dei big data è maggiormente sfruttata. L’opportunità di business esiste ed è concreta, considerando anche il fatto che ad oggi la domanda di data scientist (e figure professionali simili) eccede l’offerta di circa il 40-60%.

 

Giulio Bonomi

Associato Area Comunicazione

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