LA RISPOSTA EUROPEA AI PROBLEMI DEI SOCIAL MEDIA

Come la Commissione vuole contrastare fake news ed incitamento all’odio

Non è un segreto che ormai sempre più persone si affidino ad Internet, ed in particolare ai social media, per informarsi; infatti, secondo statistiche reperibili sul sito del Parlamento Europeo, già nel 2016 la percentuale di cittadini europei che prediligevano questo canale di informazione era intorno al 50% e possiamo immaginare che ad oggi questo numero sia perfino aumentato.

Il problema che si pone riguarda quindi il controllo di ciò che effettivamente viene diffuso, poiché come tutti sappiamo sui social è molto semplice imbattersi in contenuti che incitano all’odio o vengono creati appositamente per creare disinformazione ed influenzano l’opinione pubblica in una determinata direzione. Per fare un esempio, basti pensare alle notizie fuorvianti che circolano sui social network in questi tempi di pandemia riguardo ai vaccini.

Negli Stati Uniti c’è ancora molta esitazione nell’introdurre regole più stringenti sull’uso di queste piattaforme, principalmente a causa del fatto che i maggiori social media hanno sede proprio negli States e quindi portano ogni anno decine di migliaia di posti di lavoro e miliardi di tasse. In Europa, al contrario, il dibattito è da tempo meno ideologico, al punto che già lo scorso dicembre la Commissione Europea ha avanzato una proposta di legge molto dettagliata per riuscire a controllare meglio i contenuti che circolano sulle cosiddette “Large Online Platforms”, cioè tutti i siti web utilizzati da almeno il 10% dei cittadini europei. Le proposte che riguardano i social nello specifico sono contenute in un documento chiamato Digital Service Act (DSA) che chiede sostanzialmente più trasparenza sui contenuti pubblicati ed una maggiore reattività da parte delle piattaforme nel rimuovere materiali illegali, manipolatori o che incitano all’odio.

L’iter legislativo che inizierà a breve promette di essere controverso e non poco contestato, già all’interno del Parlamento Europeo stesso: se per alcuni membri questi provvedimenti risultano necessari, altri intravedono delle limitazioni alla libertà di espressione e sollevano il problema della difficile interpretazione riguardo quali siano i contenuti effettivamente falsi o incitanti all’odio, in quanto al momento nemmeno le leggi nazionali riescono a definirli con precisione.